Old Testament
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Marco 15:34 (RIV): «Eloì, Eloì, lamà sabactanì? … Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?»
Gesù, nell’ora terza dell’ora nona della passione, cita con intensità un Salmo biblico (Salmo 22), riconducendo la sua sofferenza al tema dell’abbandono divino. Non esprime una perdita di coscienza o un dubbio teologico definitivo, ma si presenta come una partecipazione profondamente umana al patire della Redenzione, affidata in fiducia al piano del Padre.
Contesto e cornice
Questo versetto si colloca nel processo del Calvario: Gesù è stato perseguitato, maltrattato e crocifisso. L’esclamazione è una citazione accorata in aramaico-greco, riproposta dall’evangelista Marco per mostrare la situazione di sofferenza estrema in cui si trova Gesù. L’“Eloì” è una forma di Dio, e la domanda è rivolta a Dio come Padre nel momento della prova. È utile notare che i Vangeli sinottici riportano una situazione simile: i discepoli fuggono, Gesù resta in comunione con il patire umano, senza che questo inviti a dubitare della fedeltà divina.
Osservazioni interpretative
Antitesi e cross-ricerche
Collegamenti utili:
Insegnamenti chiave
Giusta applicazione pratica
Nella prova, la fede non nega la realtà del dolore, ma orienta la sofferenza verso una fiducia più ampia: confidare nel Padre nonostante l’apparente silenzio significa affidarsi alla sua fedeltà e al piano di salvezza che si compie in Cristo.
Citazioni significative dagli autori classici: A titolo di riferimento, Albert Barnes sottolinea che Gesù non è tirato dal dubbio ma rivela la profondità della sua sofferenza umana; Adam Clarke richiama l’«Eloì» come espressione di estrema preghiera. Matthew Henry enfatizza l’eco profetico del Salmo 22 all’interno del racconto di passione.
Risonanze bibliche: Matteo 27:46; Luca 23:46; Salmo 22:1
Brevi spiegazioni: Viene mostrata la continuità tra la sofferenza individuale di Gesù e il piano salvifico di Dio; ciò che appare abbandono è in realtà partecipazione e fiducia.