Old Testament
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Ebrei 5:7 Significato e commento del versetto biblico
Il quale, ne’ giorni della sua carne, avendo con gran grida e con lagrime offerto preghiere e supplicazioni a Colui che lo potea salvar dalla morte, ed avendo ottenuto d’esser liberato dal timore,
Ebrei 5:7 Commento biblico al versetto
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Ebrei 5:7 Riferimenti incrociati del versetto
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Giovanni 17:1 (RIV) »
Queste cose disse Gesù; poi levati gli occhi al cielo, disse: Padre, l’ora è venuta; glorifica il tuo Figliuolo, affinché il Figliuolo glorifichi te,

Marco 14:32 (RIV) »
Poi vennero in un podere detto Getsemani; ed egli disse ai suoi discepoli: Sedete qui finché io abbia pregato.

Luca 22:41 (RIV) »
Ed egli si staccò da loro circa un tiro di sasso; e postosi in ginocchio pregava, dicendo:
Significato essenziale
In Ebrei 5:7, l’autore descrive Gesù nell’“anni della sua carne” come colui che, in preghiera intensa, ha presentato suppliche ardenti al Padre, con grida e lacrime, per essere salvato dalla morte, e che, nonostante ciò, ha ottenuto l’adempimento della liberazione dal timore, cioè dall’angoscia della prospettiva della morte. Il passo mette in luce l’umanità di Cristo nel vivere la fede sotto pressione estrema, e la sua fiducia suprema nel piano salvifico di Dio.
Contesto immediato
Il brano si inserisce nel discorso su Gesù come sommo sacerdote secondo la stirpe di Melchisedek. L’autore mostra che, sebbene Gesù sia stato predisposto a offrire se stesso una volta per tutte, il suo cammino terreno fu segnato da intense preghiere e suppliche in sofferenza, e dalla fiducia in Dio che lo avrebbe salvato dalla morte. La frase “avendo ottenuto d’esser liberato dal timore” indica che la fede perseverante di Gesù ha superato l’angoscia umana legata alla morte imminente.
Osservazioni interpretative
Sintesi teologica
Questo versetto esemplifica come Gesù, pur pieno di zelo e ansia per la missione, si affida al Padre, ottiene l’esito decisivo non nel distacco, ma nell’obbedienza che conduce alla liberazione finale dalla paura della morte. L’elemento chiave è la fiducia in Dio, oltre la prova immediata, quale fondamento della sua mediazione sacerdotale.
Riflessioni pratiche
Collegamenti utili
Confronti e riferimenti utili:
Quotazioni significative dai commentatori pubblici
Secondo Matthew Henry, la preghiera di Cristo è modellata dall’obbedienza al volere del Padre, in una prova che dimostra la sua perfetta umanità insieme al suo rendimento eterno. Albert Barnes sottolinea che le nostre grida e lacrime non sono esenti per lui: Gesù è venuto nella carne per sperimentare la sofferenza, affinché la sua intercessione fosse autentica. Adam Clarke nota che l’espressione “ottenuto d’esser liberato dal timore” non implica un ritiro immediato dalla morte, ma la vittoria su ciò che temeva, ossia la paura, nel contesto della sua missione. Nei testi citati, si enfatizza l’equilibrio tra sofferenza plausibile e vittoria finale nella volontà di Dio.
Quotazioni riferite: Henry, Barnes, Clarke.
Versetto correlato senza ripetizioni del testo
Collegamenti: Salmo 42-43 (convincente confidenza in Dio nel tempo di prova); Ebrei 4:15-16 (conforto nell’esaudire preghiere dei figliuoli in debolezza); Romani 8:34 (chi può accusare e chi può condannare, se è Dio a giustificarci).
Conclusione pratica: la forza di Cristo nella preghiera manifesta una via di fede che resta aperta anche quando la risposta sembra distante. La sua liberazione dalla paura rassicura i credenti che la fiducia in Dio sostituisce l’angoscia con una pace attiva.