Old Testament
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Daniele 1:21 Significato e commento del versetto biblico
Così continuò Daniele fino al primo anno del re Ciro.
Daniele 1:21 Commento biblico al versetto
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Daniele 6:28 (RIV) »
E questo Daniele prosperò sotto il regno di Dario, e sotto il regno di Ciro, il Persiano.

Daniele 10:1 (RIV) »
Il terzo anno di Ciro, re di Persia, una parola fu rivelata a Daniele, che si chiamava Beltsatsar; e la parola è verace, e predice una gran lotta. Egli capì la parola, ed ebbe l’intelligenza della visione.
Significato diretto
Daniele 1:21 afferma che “Daniele continuò fino al primo anno del re Ciro.” In altre parole, la carriera di Daniele nel servizio reale persiano si estese per tutto il tempo del regno di Nabucodonosor, di Evil Merodac, di Dario il Medo e fino all’inizio del regno di Ciro: un periodo di governo straniero che, nonostante le difficoltà, vide Daniele mantenere fedeltà a Dio e servizio al re secondo una sapiente amministrazione.
Contesto e cornice
Il libro di Daniele si svolge durante l’esilio babilonese, quando la corte di Babilonia impiega giovani nobili tra i popoli sottomessi per addestrarli all’uso della lingua e delle tradizioni del dominio. Daniele resta menzionato come uno dei principali tra coloro che resistono all’assimilazione idolatrica, conservando una coscienza religiosa fiduciosa e una condotta integerrima. L’espressione “continuò” suggerisce non solo la sopravvivenza personale, ma una presenza stabile e influente nel servizio di corte per molti anni, oltre i cambi di dinastia, fino all’entrata in scena di Ciro il persiano.
Osservazioni interpretative
Riflessioni tematiche
Passaggi correlati
- Geremia 29:11: la fiducia in un piano divino anche in tempo di esilio mette in rilievo la prospettiva di Daniele, che opera con saggezza.
- Daniele 6:28: la stabilità di Daniele nel regno persiano è legata alla sua integrità e all’uso diligente delle sue donazioni naturali, offrendo gratificazione al sovrano.
- Esdra 1:1-2: l’arrivo di Ciro che consente il ritorno e la ricostruzione mostra una continuazione della de-federalizzazione della nazione, dove Daniele rappresenta una figura di mediazione tra potere e devozione.
Estratto conciso dalle osservazioni dei commentatori antichi
Matthew Henry sottolinea come Daniele, pur rinunciando alle tentazioni del mondo, rimanga utile per i re e fedele al proprio Dio. Albert Barnes evidenzia la lunga continuità del servizio di Daniele come testimonianza della sua capacità di navigare i governi politicamente complesse. Adam Clarke insiste sulla fedeltà personale di Daniele e sull’affidabilità del suo rapporto con la corte, che dura fino all’epoca di Ciro, evidenziando la stabilità del dovere religioso anche in contesti pagani. Le intuizioni di questi studiosi rintracciano una linea comune: la fede non è opposizione al mondo ma una guida dentro di esso.
Conclusione pratica
La perseveranza di Daniele nel servizio reale, senza compromessi nella fedeltà a Dio, invita a chiudere con fiducia nei propri doveri quotidiani in ambienti secolari difficili: essere leali, sapienti, e devoti, senza rinunciare al timore del Signore.