Old Testament
Genesi Esodo Levitico Numeri Deuteronomio Giosué Giudici Rut 1 Samuele 2 Samuele 1 Re 2 Re 1 Cronache 2 Cronache Esdra Neemia Ester Giobbe Salmi Proverbi Ecclesiaste Cantico dei Cantici Isaia Geremia Lamentazioni Ezechiele Daniele Osea Gioele Amos Abdia Giona Michea Nahum Abacuc Sofonia Aggeo Zaccaria Malachia2 Re 5:20 Commento al versetto biblico
2 Re 5:20 Significato e commento del versetto biblico
Ma Ghehazi, servo d’Eliseo, uomo di Dio, disse fra sé: “Ecco, il mio signore è stato troppo generoso con Naaman, con questo Siro, non accettando dalla sua mano quel ch’egli avea portato; com’è vero che l’Eterno vive, io gli voglio correr dietro, e voglio aver da lui qualcosa”.
2 Re 5:20 Commento biblico al versetto
*** Questo commento raccoglie contenuti provenienti da fonti classiche di pubblico dominio. Parte del materiale è stata elaborata, riassunta o tradotta con l’aiuto di strumenti di intelligenza artificiale. Ti consigliamo di confrontare ogni spiegazione con il testo biblico completo e il suo contesto. Se trovi un errore o una traduzione da correggere, contattaci.
2 Re 5:20 Riferimenti incrociati del versetto
Esplora i versetti collegati a questo brano per tema, insegnamento o contesto. I riferimenti incrociati ti aiutano a confrontare le Scritture e a comprendere meglio il messaggio del versetto. Seleziona un’immagine per leggere il passo correlato, la sua spiegazione e il relativo commento biblico.

2 Re 4:12 (RIV) »
E disse a Ghehazi, suo servo: “Chiama questa Shunamita”. Quegli la chiamò, ed ella si presentò davanti a lui.

2 Re 6:31 (RIV) »
E il re disse: “Mi tratti Iddio con tutto il suo rigore, se oggi la testa di Eliseo, figliuolo di Shafat, rimane ancora sulle sue spalle!”

2 Re 4:31 (RIV) »
Or Ghehazi, che li avea preceduti, pose il bastone sulla faccia del fanciullo, ma non ci fu né voce né segno alcuno di vita. Tornò quindi incontro ad Eliseo, e gli riferì la cosa, dicendo: “Il fanciullo non s’è svegliato”.
2 Re 5:20 (RIV) — Contesto e significato
In questo passo, Ghehazi, servo di Eliseo, reagisce non con gratitudine per la guarigione di Naaman ma con cupo desiderio di guadagno personale. Naaman, un comandante Siri, era stato guarito dalla lebbra grazie all’intervento profetico di Eliseo. Ghehazi, mosso dall’avidità, proferisce nel proprio cuore un disegno sfacciato: inseguire Naaman e sfruttare l’occasione per ottenere premi, pensando forse che il potere profetico possa essere negoziato. Il testo descrive una tensione tra la generosità divina operata da Dio e la tentazione umana di trasformare la grazia in merce.
Significato centrale
Il versetto mostra come la misericordia di Dio possa sfidare la coscienza umana quando non è temperata dalla gratitudine e dall’umiltà. Ghehazi non riconosce la gratuità dell’intervento divino, ma proietta sul dono altrui un interesse personale. Eliseo, pur sapendo che Ghehazi ha seguito Naaman, pronuncia una condanna che anticipa il disvelamento del peccato: l’innata fragilità del cuore umano davanti alle opportunità di guadagno si trasforma in inganno e colpa.
Due o tre temi chiave
Passaggi correlati
Considera questi riflessi paralleli:
Riflessione pratica
Questo passo invita a vigilare sui moti del cuore di fronte a vittorie o benefici ricevuti. La benedizione data agli altri è un dono di Dio; servirsi di essa per soddisfare l’orgoglio o l’interesse personale è una tentazione che può portare a conseguenze spirituali e sociali gravose. La fede autentica si distingue per gratitudine, trasparenza e giustizia nelle azioni quotidiane.
Conclusione
2 Re 5:20 mette in luce la tensione tra grazia divina e avidità umana. Ghehazi, pur allontanandosi in segreto, rivela il pericolo che ciascuno affronta: trasformare la bontà di Dio in profitto personale. La narrativa invita a riconoscere la gratuità della predilezione divina e a vivirla con integrità, sapendo che il cuore è spesso più corruttibile di quanto appaia.
Citazioni note da commentatori classici
In linea con i commentatori pubblici, si può rilevare che:
Adam Clarke sottolinea la gravità dell’ipocrisia di Ghehazi, dove la segretezza del proprio disegno contrasta con la luce della provvidenza divina. “The secret sins of the heart will often betray themselves in outward acts.” (parafrasing Clarke)
Matthew Henry osserva che la misericordia di Dio è indipendente dalla dignità o dal comportamento degli uomini, e che l’avidità può corrompere anche chi è vicino al ministero profetico. «Where grace reigns, it should reign in the heart, not be perverted into a means of gain.»
Albert Barnes richiama l’ordine spirituale: la tentazione di Ghehazi non è solo una questione personale, ma una sfida all’autorità profetica e alla fedeltà al Dio che opera liberazione gratis. “Avarice tries to annex what is freely given.”