Old Testament
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2 Re 3:18 Significato e commento del versetto biblico
E questo è ancora poca cosa agli occhi dell’Eterno; perché egli darà anche Moab nelle vostre mani.
2 Re 3:18 Commento biblico al versetto
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2 Re 3:18 Riferimenti incrociati del versetto
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Geremia 32:27 (RIV) »
“Ecco, io sono l’Eterno, l’Iddio d’ogni carne; v’ha egli qualcosa di troppo difficile per me?

Geremia 32:17 (RIV) »
“Ah, Signore, Eterno! Ecco, tu hai fatto il cielo e la terra con la tua gran potenza e col tuo braccio disteso: non v’è nulla di troppo difficile per te;

2 Re 20:10 (RIV) »
Ezechia rispose: “E’ cosa facile che l’ombra s’allunghi per dieci gradini; no; l’ombra retroceda piuttosto di dieci gradini”.
2 Re 3:18 (RIV): Una promessa futura e fiducia in Dio
Questo versetto si inserisce nel racconto della guerra contro Moab, quando il re di Israele, in cooperazione con il re di Giuda e il profeta Eliseo, cerca di sferrare una vittoria su un nemico giovane e tenace. Dopo una serie di scontri, l’Eterno dichiara che quanto prospettato non è solo imminente, ma va oltre l’orizzonte umano: «E questo è ancora poca cosa agli occhi dell’Eterno; perché egli darà anche Moab nelle vostre mani».
Il testo rivela chi è Dio e come lavora per fede
La frase iniziale riconosce la grandezza di Dio: ciò che sembra una conquista difficile agli occhi umani è “ancora poca cosa” per l’Eterno. Dio non è limitato dalle nostre misure di forza o di strategia; la sua potenza e la sua misericordia superano ogni ostacolo. Questo versetto invita a riporre fiducia non nelle alleanze umane o nelle tattiche umane, ma nella sovrana volontà di Dio che può superare ogni ostacolo e aprire vie sorprendenti.
Parole chiave e immagini importanti
Collegamenti utili
Cross-reference 1: 1 Sam 17:37: dove la fiducia in Dio svia il criterio umano della forza. Spiega come Dio salva e dirige in modi che superano i nostri calcoli.
Cross-reference 2: Ger 32:27: “Io sono il Signore, Dio di ogni carne; vi è forse qualcosa di troppo difficile per me?” Evidenzia la stessa idea della potenza divina oltre ogni limite umano.
Cross-reference 3: Salmo 60:11‑12: riconosce che la salvezza non viene dall’astuzia militare, ma dall’intervento divino che rende possibile ciò che sembra impossibile.
Spiegazione breve secondo i Padri della Chiesa
Secondo Matthew Henry, la promessa invita a non arrendersi quando le nostre viste sembrano ristrette; l’intervento di Dio è spesso inizialmente invisibile, ma certo. Albert Barnes sottolinea che la risposta di Dio non è solo generica, ma specifica: Egli darà Moab nelle mani degli Israeliti, ossia una vittoria concreta affidata alla fedeltà del popolo nel cammino con Dio. Adam Clarke richiama l’idea che la potenza divina supera i piani umani, trasformando difficoltà in trionfo quando la fede è viva. Per completare la luce storica, un commentatore pubblico aggiunge che l’azione divina non nega la necessità di cooperazione umana, ma la dirige e la benedice.
Immagine d’insieme
Il testo invita a una prospettiva di fiducia, non di autosufficienza. Dio può aprire una via di liberazione anche quando le circostanze appaiono ostili. La promessa si colloca nella cornice della relazione con Dio: la vittoria non è un diritto umano, ma la conseguenza della fedeltà a Dio.
Applicazione pratica per oggi
Citazioni dirette (Matthew Henry, Albert Barnes, Adam Clarke): sono citate solo come sintesi delle loro linee generali e non come estratti integrali. Le parziali idee riconducibili a questi commentatori sono riassunte per dare contesto teologico al testo.