Old Testament
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Apocalisse 6:10 (RIV) — Significato e contesto
“E gridarono con gran voce, dicendo: Fino a quando, o nostro Signore che sei santo e verace, non fai tu giudizio e non vendichi il nostro sangue su quelli che abitano sopra la terra?”
I martiri chiedono che Dio ristabilisca giustizia. Hanno sofferto per la fedeltà al conflitto tra bene e male che anima il libro dell’Apocalisse. Il loro grido è un’espressione di fiducia che l’ingiustizia non rimanga impunita e che Dio, santo e verace, riveli la sua giustizia nella storia.
In Apocalisse 6 si aprono i sigilli: i primi quattro portano delle potenze opprimenti sulla terra; i martiri vivono sotto l’altare, simbolo della protezione divina e della fedele testimonianza. Il grido dei martiri non è rivolta a una vendetta carnale, ma a un giudizio divino che metta in luce la purezza di Dio e la giustizia del suo regno. Questo versetto prepara il tema della giustizia divina che si dispiega progressivamente nel libro, mostrando che le sofferenze dei fedeli non sfuggono all’attenzione di Dio.
- L’espressione “nostro Signore che sei santo e verace” richiama la coscienza di Dio come santo e affidabile, distinto dalla corruzione della terra.
- Il termine “giudizio” nondimeno è già presente come promessa futura: non è solo vendetta, ma la rinnovazione della giustizia divina.
- Il grido non è una rivolta cieca, ma una domanda sensata di giustizia in un tempo di teste, lacrime e sofferenze; Dio è invocato per agire secondo la sua purezza e fedeltà.
Riflessioni utili (tema)
Passaggi correlati
Apocalisse 5:9-10 mostra i risguardi di gloria per il Redentore, riaffermando che la lode e il dominio appartengono a chi è degno di aprire i sigilli; ciò mostra la cornice di giustizia che avanza. Spiega come la caduta delle potenze malvagie sia parte della liberazione promessa.
Salmo 94:1-3 invita Dio come Giudice che non ignora il grido dei sofferenti; rafforza l’idea che la giustizia divina ha la priorità anche quando gli empi sembrano prosperare. Costruisce parallelismo tra l’ingiustizia presente e l’intervento divino.
Tra le lettere ai martiri (cf. Atti 7:54-60) i fedeli che soffrono testimoniano una fede che non cede: la promessa di Dio avrà compimento nella storia finale.
Riflessione pratica
In tempi di ingiustizia percepita, i credenti sono chiamati a restare fedeli, confidando che Dio, santo e verace, agirà secondo la sua giustizia. La nostra speranza non è la vendetta umana, ma l’esito finale del suo regno.
Connettiamo la scena con l’orizzonte escatologico: Dio è attento a chi soffre, e la storia finale rivelerà la verità sul male e sul bene, per il bene definitivo del suo regno.