Old Testament
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Salmi 78:18 (RIV): "e tentarono Dio in cuor loro, chiedendo cibo a lor voglia."
Idea interpretativa chiave: Il Salmo 78 descrive come Israele, nonostante le marce di Dio verso la fedeltà, ceda alla tentazione di mettere Dio alla prova con l’“avidità di desideri” e la richiesta di segni visibili. Il versetto 18 evidenzia il momento in cui il popolo, stufo della manna, tenta Dio nell’intimo, chiedendo cibo secondo i propri capricci, rifiutando la norma divina e dimostrando una fiducia condizionata. La critica non è solo contro la domanda di cibo, ma contro una fede mercenaria che pretende Dio allineato ai propri gusti.
Nel contesto del Salmo 78, l’ars poetica alterna ricordi della disubbidienza dei patriarchi a lodi della misericordia divina. Il versetto serve come un esempio concreto di come la memoria collettiva di Dio sia tenuta viva non solo mediante miracoli, ma attraverso la confessione delle ribellioni. La richiesta di cibo secondo la propria volontà rivela una fiducia basata su sensazioni immediate piuttosto che su una fede che si lascia guidare dalla promessa e dalla fedeltà di Dio.
La tentazione di Dio è presentata non solo come trasgressione di una norma, ma come deficit di fiducia: si pretende che Dio si conformi alle nostre idee di necessità. Dio è presentato come fonte di provvidenza, ma la provvidenza non è un banco di prova per vincere dubbi su Dio, bensì un cammino di fede in cui le esigenze dell’uomo si sottomettono alla sovranità divina. La Grazia divina non è una fornitura automatica di richieste, ma una relazione vissuta, spesso nel deserto della prova.
Il verso descrive una tentazione spirituale: chiedere a Dio cibo secondo i propri termini è ritagliare Dio all’interno di una logica umana. La risposta biblica, presente lungo l’intero Salmo, resta una chiamata a riconoscere la provvidenza divina come guida fidata, anche quando la manna non arriva nelle modalità attese. La lezione è di fiducia: Dio provvede, ma la fede che Lo segue non è una lista di condizioni, bensì una relazione di fedele dipendenza.
Secondo Matthew Henry, la tentazione qui è una manifestazione di incredulità praticante, che riduce Dio a ciò che può essere imposto alle sue condizioni. Albert Barnes sottolinea che questa richiesta rivela un cuore insoddisfatto, pronto a mettere Dio alla prova. Adam Clarke richiama l’idea che la cecità di Israele nel deserto non è solo una ribellione immediata, ma una disposizione a non fidarsi della provvidenza divina. (Citazioni brevi: Henry, commento su tentazioni; Barnes su cuore insoddisfatto; Clarke sull’errore della prova.)