Old Testament
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Giovanni 9:24 (RIV): «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quell’uomo è un peccatore»
Nel racconto della guarigione del cieco nato, la seconda chiamata degli interlocutori pubblici permette di leggere l’orgoglio della loro cecità spirituale. Essi cercano di imporre una formula religiosa che affermi la gloria di Dio, ma lo fanno per negare la potenza di Gesù e per etichettare il miracolo come opera di un peccatore. Il passo invita a considerare cosa significhi davvero dare gloria a Dio: non solo aderire a una parola liturgica, ma riconoscere e ricevere la luce di Cristo come fonte di salvezza.
Contesto letterario
Questo versetto si situa nel racconto dell’uomo cieco fin dalla nascita (Giovanni 9). Dopo che Gesù aveva dato la vista al protagonista, i farisei interroga-veno più volte il miracolo e l’uomo stesso, arrivando a una frase severa: “Se siete ciechi, non avreste senso di colpa; ma poiché dite: ‘Vediamo’, la vostra colpa resta” (parafrasi). La seconda convocazione dell’uomo cieco per rispondere agli accusa mostra la tensione tra la fede personale e le pretese religiose dei capi, che si arroccano su una legislazione morale per evitare di riconoscere Cristo come Signore.
Significato teologico
La frase “Da’ gloria a Dio” è un richiamo al principio biblico della vera adorazione: riconoscere la sovranità divina e la luce operante in Cristo. Tuttavia, i farisei intendono la gloria di Dio come consenso al loro giudizio, etichettando Gesù come peccatore. In realtà, è Dio che si gloria nel far vedere la sua potenza e nel rivelare la verità sugli uomini. L’accusa di peccato rivolta all’uomo guarito mette in rilievo una visione distorta della legge: la legge non è una corazza contro la liberazione di Dio, ma un modo per riconoscere la manifestazione del Figlio di Dio.
Riferimenti e riflessioni scripturali
Connessioni rapide: la giustificazione per fede (Romani 3) illumina la malcelata fiducia nelle opere, mentre l’immagine della luce (Giovanni 8–9) contrappone la verità di Cristo all’oscurità dei capi religiosi. Il tema della gloria divina chiama a un’adorazione che riconosce Gesù come Signore e Salvatore.
Domande per la riflessione
Conclusione breve
Il verso mostra una disputa tra una religione che pretende di “dare gloria a Dio” mediante etichette e una fede che riconosce in Gesù la manifestazione della gloria divina. La guarigione diventa segno eloquente: Dio agisce in Cristo per liberare, rivelando la verità su chi è veramente peccatore e su chi è capace di credere. L’invito è a ricevere la luce di Cristo senza barriere ideologiche, affinché la gloria di Dio si manifesti nella vita di chi crede.