Old Testament
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Giovanni 10:35 (RIV) — “Se chiama dèi coloro a’ quali la parola di Dio è stata diretta (e la Scrittura non può essere annullata)”
Nella scena di Gesù che affronta le insinuazioni dei suoi avversari, il testo richiama una redazione dell’antica Genesi per sostenere che la parola di Dio è efficace e vincolante, anche quando si usano figure legate all'autorità umana.
Idea chiave
La frase suggerisce che, se la Scrittura stessa si fonda su una chiamata divina e su un affidamento verificabile, coloro a cui la parola di Dio è stata rivolta non perdono la dignità o l’autorità conferita dallo stesso Sovrano. Non si tratta di un’affermazione sulla divinità intrinseca degli strumenti umani, ma sull’efficacia e inoppugnabilità della parola di Dio quando è rivolta ai profeti, agli oracoli o agli osservatori della Legge. In Giovanni, Gesù invita a riconoscere la validità della Scrittura come fondamento dell’autorità religiosa, anche quando i suoi interlocutori investono con serietà la loro posizione.
Contesto letterario
Nel contesto del Vangelo secondo Giovanni, Gesù è spesso confrontato con coloro che discutono la Legge e la tradizione. Qui si cita una procedura interpretativa nota: l’identificazione di figure chiamate «dèi» suggerisce un parallelismo con figure umane investite di autorità da Dio, come i giudici o i responsabili della comunità. L’argomento è: se persino la Scrittura è affidata a tali soggetti, la sua legittimità resta inviolabile. La domanda centrale è se l’interpretazione degli avversari sostenga o contrasti l’autorità di Gesù.
Significato teologico
La chiave è l’autorità della Parola di Dio. La Scrittura non può essere annullata: è stabile, affidabile e superiore alle pretese umane. Gesù invita a riconoscere che la parola di Dio è diretta a destinatari responsabili, e la sua verità rimane immutabile. Questo implica una visione della rivelazione come fondamento della fede e dell’etica, non soggetta a cambiamenti o a potere temporale.
Appoggio tra le Scritture
- Collega l’autorità della Parola con l’ordine divino attribuito agli oracoli e ai ministri della Legge (ossia figure viste come responsabili della trasmissione della parola).
- Allinea con la dottrina biblica dell’inerranza e dell’infallibilità della Scrittura come parola di Dio, affidata al suo popolo.
Cross-referenze e brevi spiegazioni
Domande per la riflessione
Conclusione sintetica
Questo versetto richiama l’atteggiamento di fiducia nella Parola di Dio: coloro a cui è affidata la dirittura della parola non possono sminuirne la validità perché la Scrittura, come dono divino, non può essere annullata. Gesù invita a riconoscere l’autorità stabile della Scrittura come misura e guida della fede, indipendentemente dalle posizioni umane che la interpretano o osteggiano.