Old Testament
Genesi Esodo Levitico Numeri Deuteronomio Giosué Giudici Rut 1 Samuele 2 Samuele 1 Re 2 Re 1 Cronache 2 Cronache Esdra Neemia Ester Giobbe Salmi Proverbi Ecclesiaste Cantico dei Cantici Isaia Geremia Lamentazioni Ezechiele Daniele Osea Gioele Amos Abdia Giona Michea Nahum Abacuc Sofonia Aggeo Zaccaria MalachiaChapter
Esodo 1 Esodo 2 Esodo 3 Esodo 4 Esodo 5 Esodo 6 Esodo 7 Esodo 8 Esodo 9 Esodo 10 Esodo 11 Esodo 12 Esodo 13 Esodo 14 Esodo 15 Esodo 16 Esodo 17 Esodo 18 Esodo 19 Esodo 20 Esodo 21 Esodo 22 Esodo 23 Esodo 24 Esodo 25 Esodo 26 Esodo 27 Esodo 28 Esodo 29 Esodo 30 Esodo 31 Esodo 32 Esodo 33 Esodo 34 Esodo 35 Esodo 36 Esodo 37 Esodo 38 Esodo 39 Esodo 40



Esodo 5:2 (RIV) — Significato essenziale
Faraone risponde dicendo che non conosce l’Eterno e non intende liberare Israele.
Contesto immediato
Questo versetto è parte della voce di Faraone dopo che Mosè e Aarono chiedono la liberazione del popolo d’Israele. L’atteggiamento di Faraone rivela la sua sostanziale durezza di cuore e la sua fiducia nella potenza dell’Egitto, non nella fede o nelle promesse di Dio. Il brano mostra come la resistenza umana all’autorità divina possa manifestarsi anche tramite l’auto-inganno e la negazione.
Osservazioni interpretative
Struttura tematica
Punti di contatto biblici
Collegamenti utili:
Riferimenti ai commentatori pubblici dominio
Note essenziali:
Matthew Henry osserva che l’apostasia di Faraone è una dichiarazione di fiducia nelle proprie risorse, non una vera autonomia; la resistenza mostra la cecità spirituale dell’uomo. Albert Barnes sottolinea che l’ostinazione di Faraone serve a predisporre l’esecuzione delle dieci piaghe come dimostrazione della potenza divina. Adam Clarke rileva che la domanda di Faraone è accompagnata da una ribellione ideologica: non ammettere l’autorità di Dio significa rischiare di perdere la guida stessa di ciò che è giusto.
Citazioni selezionate:
«Non conosco l’Eterno» — Henry
«Io non lascerò affatto andare Israele» — Barnes
Collegamenti pratici
Sintesi pratica
Questo versetto invita a valutare la propria apertura a Dio: riconoscerne l’esistenza non basta; occorre accettare la sua autorità e camminare nella fiducia anche quando si confronta con potenze umane contrarie. Dio interviene con potenza per farsi conoscere, non per rendere semplice la vita, ma per rivelare la sua signoria sul destino del suo popolo.