Old Testament
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Ecclesiaste 6:11 Significato e commento del versetto biblico
Moltiplicar le parole è moltiplicare la vanità; che pro ne viene all’uomo?
Ecclesiaste 6:11 Commento biblico al versetto
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Ecclesiaste 6:11 Riferimenti incrociati del versetto
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Ecclesiaste 4:16 (RIV) »
Senza fine eran tutto il popolo, tutti quelli alla testa dei quali ei si trovava. Eppure, quelli che verranno in seguito non si rallegreranno di lui! Anche questo è vanità e un correr dietro al vento.

Ecclesiaste 5:7 (RIV) »
Poiché, se vi son delle vanità nella moltitudine de’ sogni, ve ne sono anche nella moltitudine delle parole; perciò temi Iddio!

Salmi 73:6 (RIV) »
Perciò la superbia li cinge a guisa di collana, la violenza li cuopre a guisa di vestito.
Ecclesiaste 6:11 (Versione RIV): moltiplicar le parole è moltiplicare la vanità
In questo breve verso, l’Ingegnoso Autore di Qoèlet mette in guardia contro l’uso superfluo della parola. Nel contesto di Ecclesiaste, si esplora la fuggevolezza degli sforzi umani e la limitata efficacia delle fedi, dei desideri e dei discorsi senza tangibile risultato. Il versetto invita a valutare il valore delle nostre parole di fronte all’apparente vanità della vita: dire molto non significa necessariamente ottenere molto.
Significato centrale
La moltiplicazione delle parole viene presentata come una via sicura per aumentare la vanità, cioè la mancanza di frutto spirituale e di senso duraturo. Qoèlet induce a una moderazione nel parlare, riconoscendo che le parole senza contenuto sostanziale spesso alimentano illusioni, pretese o mordaci vanterie, senza offrire vera comprensione o beneficio. Il libro invita a una saggezza che sa quando tacere e quando parlare con discernimento.
Due temi chiave
Riflessioni pratiche
Questo versetto invita a valutare i nostri interlocutori e le nostre intenzioni prima di aprire bocca. In situazioni di frustrazione o discussione, interrompere una catena di parole inutili può salvare relazioni, tempo e risorse. È utile cercare parole che verifichino, edificano o consolino, piuttosto che riempire silenzi e pagine con vanità.
Passaggi correlati
- Ecclesiaste 5:3-7: la fretta nello parlare e l’attenzione al timore di Dio.
- Proverbi 10:19: nel parlare è prudenza; poche parole riducono i rischi di errore.
- Giacomo 3:5-10: la lingua è potente, e la gestione delle parole è indicativa di una vita guidata dallo Spirito.
Spiegazioni colleganti: l’attenzione di Qoèlet al nulla della vanità si esprime anche nel tone delle parole: non serve riempire ogni vuoto con discorsi banali; resta la domanda su cosa rimane di utile e vero al di là delle parole.
Appunto storico-teologico
Le letture patristiche e i commentatori pubblici (es. Matt., Henry, Clarke, Barnes) evidenziano come Qoèlet richiami una sobrietà di cuore: non è contro il parlare, ma contro l’autocompiacimento verboso e la ricerca di ricompense umane tramite le parole. Si tratta di una chiamata a riconoscere la vanità delle imprese dell’uomo senza Dio, e a orientare la parola verso la verità e la cura del prossimo.
Riflessione finale
La lezione è semplice: parlare meno, dire ciò che è necessario, e lasciare che le parole portino davvero frutto. In un mondo di rumore, la sapienza è spesso ascoltare più che parlare; e quando si parla, che sia per edificare, consolare o stimolare la giustizia.
Conclusione
Ecclesiaste 6:11 ci invita a riflettere sulla funzione delle parole; non è la quantità, ma la qualità del discorso che dà significato all’esistenza. Abbracciare questa prudenza può guidare una vita più sobria e piena di senso, davanti a Dio e agli altri.
Citazioni aperte utili (textuali disponibili nelle opere di riferimento):
Matthew Henry: “Le parole sono un test della vera natura del cuore.”
Albert Barnes: deliberazione nel parlare è segno di sapienza; l’uso imprudente della lingua porta spesso vanità e danno.
Adam Clarke: “La grande quantità di parole non augmenta la verità; solo lo spirito guida il discorso.”